Colosso di San Carlo Borromeo | I Borromeo
Nativi di San Miniato, i Borromeo furono costretti a lasciare la Toscana in seguito alla messa al bando della famiglia (1370) e alla condanna a morte di Filippo che aveva capeggiato la sollevazione della città contro Firenze. Giovanni I, trasferito a Milano, ne ottenne la cittadinanza e vi esercitò una larga influenza in seguito agli aiuti finanziari forniti a Gian Galeazzo Visconti.
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Il Lago Maggiore da Arona

I Borromeo

Dipinto San Carlo Borromeo

Nativi di San Miniato, i Borromeo furono costretti a lasciare la Toscana in seguito alla messa al bando della famiglia (1370) e alla condanna a morte di Filippo che aveva capeggiato la sollevazione della città contro Firenze.

Giovanni I, trasferito a Milano, ne ottenne la cittadinanza e vi esercitò una larga influenza in seguito agli aiuti finanziari forniti a Gian Galeazzo Visconti. Già dal 1393 i documenti ricordano l’esistenza di una Compagnia bancaria a nome dei fratelli Borromeo, che in breve si assicurarono la loro presenza sulle piazze finanziarie più importanti d’Europa.

Giovanni I designerà come proprio erede il nipote Vitaliano I. Tesoriere generale del duca dal 1418, Vitaliano I ebbe un notevole peso politico alla corte dei Visconti. In cambio dell’appoggio finanziario dato al duca, egli seppe ottenere feudi e privilegi. Nel 1439 Vitaliano divenne signore di Arona ed acquisì altri borghi e terre sul Lago Maggiore e in Ossola, ponendo le basi di quello che diventerà lo “stato Borromeo”.

Nel corso del XVI secolo prevalse la vocazione aristocratica della famiglia; risalgono a questo momento i primi acquisti sulle isole (Isola Madre).

Giberto II (1511 circa-1588), padre di San Carlo, ottenne dall’imperatore Carlo V la conferma di tutti i privilegi della famiglia.

Il potere feudale si salderà in ogni caso a quello religioso con due prelati eminenti che avranno nella storia della Chiesa e della sua riforma un ruolo di primo piano. Dopo Carlo, fu il cugino Federico (1564-1631) a reggere la diocesi milanese. Federico continuò l’opera riformatrice iniziata dal cugino. La sua predilezione per gli studi filosofici e letterari è all’origine della creazione della Biblioteca Ambrosiana (1607).

Carlo III (1586-1652) fu l’ideatore del progetto di trasformazione dell’Isola Inferiore in quella che sarebbe diventata celebre come Isola Bella (come contrazione del nome della moglie, Isabella d’Adda), ma fu suo figlio Vitaliano VI (1620-1690) che dedicò grande impegno alla costruzione del palazzo e dei giardini dell’isola, consigliato dal fratello cardinale Giberto III.

Il suo successore Carlo IV (1657-1734) fu nominato Vicerè di Napoli e sposò in nozze successive Giovanna Odescalchi e Camilla Barberini.

Giberto V (1751-1837), dedito per educazione alle opere di pubblica beneficenza, ebbe incarichi di rappresentanza e divenne una personalità nella diplomazia del suo tempo.

Nei tempi odierni la famiglia era rappresentata da Giberto Borromeo Arese, deceduto il 16 febbraio 2015. A succedergli è il primogenito Vitaliano Borromeo Arese.